I Ristoranti

I Ristoranti del Buon Ricordo sono 111

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  • Abruzzo

    L'Abruzzo è, tra le regioni adriatiche, quella dove più accentuata è la contrapposizione tra la fascia marittima e l’Appennino.

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  • Basilicata

    Da Maratea cominciano gli scenari della Basilicata, regione dominata dai picchi delle Dolomiti Lucane e dai boschi del Vulture e del Pollino, sullo sfondo del mar Ionio. Così si sale a Filiano per il pecorino; a Moliterno per il canestrato; sul Pollino per il caciocavallo podolico. Lo stesso dicasi per la lucanica, la salsiccia per antomasia, che ha la sua roccaforte a Latronico, o per la soppressata di Lagonegro e Lauria. Poi si passa di valle in valle, nelle terre del grano e dell’olivo, con le singolari realtà dei fagioli di Sarconi e dei peperoni di Senise. La Murgia Materana introduce alla Puglia e a uno scenario ancor più mediterraneo.

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  • Calabria

    In Calabria la costa si sviluppa per 700 chilometri su fronti contrapposti e la montagna si innalza nei massicci del Pollino, della Sila e dell’Aspromonte. Una situazione paradossale, con prodotti da climi caldi, come il cedro, a stretto contatto con quelli dell’alta montagna.

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  • Emilia Romagna

    L’Emilia Romagna è regione di valenza enogastronomica assoluta e non stupisce che nel 1891 abbia dato al mondo un’opera come la «Scienza in cucina e l’arte di mangiare bene» di Pellegrino Artusi. Si dice ‘Bologna la Dotta’ per via dell’antica università, ma anche ‘Bologna la Grassa’ per via di un’altrettanto storica inclinazione ai piaceri della forchetta. I piatti «alla bolognese» evocano l’immagine di una cucina suadente e ricca di sapore, ma a ben guardare il suo mito è basato su un patrimonio che va ben al di là delle mura cittadine.

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  • Friuli Venezia Giulia

    Conosciamo questa regione attraverso le parole accorate di Carlo Sgorlon e Pier Paolo Pasolini che nei loro romanzi vagheggiano il mondo della loro infanzia e una terra, come scrisse Guido Piovene, che è “per se stessa un universo nella sua varietà”. Il Friuli Venezia Giulia è una realtà per più motivi composita. Innanzitutto per elementi geografici: pianura e montagna, con l’intermezzo di colline eccezionalmente votate alla vigna e senza dimenticare il mare con tutto ciò che questo ha comportato nei contatti con il Levante.

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  • Lazio

    “Roma, capitale della civiltà moderna, ha la cucina più plebea del mondo. Questo non vuol dire che sia insipida o cattiva. La cucina romana è saporitissima, aggressiva, policroma; ma è rusticana; e Roma imperiale, papale, diplomatica, quando vuole mangiare di gusto, va a chiedere le ricette al ghetto degli ebrei e ai vicoli della plebe.” Esordiva così l’inno alla trattoria come santuario della buona tavola romana, vergato nel 1935 da Paolo Monelli, alias «Il ghiottone errante», come titolava il resoconto del suo viaggio nell’Italia della buona tavola.

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  • Liguria

    Non è un caso se Mario Soldati, piemontese di nascita, gastronomo viaggiatore ante litteram, abbia scelto questa terra come buon ritiro. “Paesaggio forte e austero...”, scriveva Montale, ma al tempo stesso “terra leggiadra”, a sentire Cardarelli, la Liguria è una realtà unica al mondo, disegnata com’è da una dorsale che si inarca per 250 chilometri a tu per tu col mare. Riuniti in un unico sguardo si trovano un orizzonte pescoso e una costa precipite, dove l’uomo ha posto vigne e orti su faticose terrazze; e ancora, un entroterra verdeggiante, nel quale l’ulivo cede spazio al castagno e a un’insospettata realtà pastorale.

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  • Lombardia

    Significativa è l’attenzione della letteratura per la cucina lombarda, dalle cronache dei banchetti rinascimentali vergati in latino maccheronico da Teofilo Folengo, alias Merlin Cocai, alle moderne prove d’autore: citiamo Carlo Emilio Gadda, ricordando la sua gustosissima ricetta del risotto alla milanese; Orio Vergani, fondatore dell’Accademia Italiana della Cucina e tra gli ideatori del Buon Ricordo; Gianni Brera, giornalista sportivo con una sorniona inclinazione ai piaceri della tavola; Luigi Veronelli, indimenticabile figura di filosofo gastronomo, sempre in anticipo sui tempi.

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  • Marche

    La collina è l’immagine simbolo delle Marche. Una grande distesa segnata da valli parallele che alternano il giallo del grano al verde di vigne e oliveti, sullo sfondo azzurro dell’Adriatico, punteggiata da paesi che accolgono generosamente il buongustaio. La linea di costa è una fettuccia di sabbia interrotta dal Conero, rivolta a un mare ricco di vongole e pesce azzurro.

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  • Piemonte

    I piemontesi possono sembrare persone austere, ma quando sono a tavola danno filo da torcere anche ai buongustai più esuberanti. I libri di storia non lo dicono, ma è risaputo che la Bella Rosin sapeva bene come prendere per la gola il suo reale spasimante. La futura contessa di Mirafiori e Fontanafredda aveva dalla sua la straordinaria varietà di prodotti di queste terre e quella saggezza connaturata che nobilita la cucina spontanea e la rende addirittura sontuosa quando i cuochi varcano la soglia delle case patrizie.

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